Alimenti fermentati e microbiota, le ultime scoperte

Il presente articolo è stato scritto per divulgare le scoperte di un recente e importante articolo scientifico sui rapporti di causa effetto fra l’introduzione volontaria di alimenti fermentati nella dieta al fine di ottenere un effetto misurabile sul microbiota intestinale. Non vuole in alcun modo dare indicazioni terapeutiche in sostituzione a terapie efficaci.

Il peso dell’articolo

In altre occasioni ho spiegato che un articolo non ha sempre lo stesso peso in funzione degli autori e soprattutto della rivista su cui è stato pubblicato. In questo caso abbiamo un articolo scritto da ricercatori appartenenti all’Università di Stanford che hanno pubblicato su Cell. Chiunque abbia avuto a che fare minimamente nella propria vita con l’ambito scientifico (anche solo per aver letto della pubblicazioni) non avrà difficoltà nel capire che questo binomio rappresenta un articolo di un’importanza enorme. Probabilmente, negli anni futuri, questo articolo sarà considerato come il “punto zero” di un nuovo periodo, in cui gli alimenti fermentati rappresenteranno la colonna portante di un’alimentazione sana e salutare.

L’articolo, di grandissima importanza (a proposito, l’avete visto citato sui media da qualche parte?) è stato oggetto di un comunicato stampa della stessa School of Medicine della Stanford, il link QUI.

Wastyk, H. C., Fragiadakis, G. K., Perelman, D., Dahan, D., Merrill, B. D., Feiqiao, B. Y., … & Sonnenburg, J. L. (2021). Gut-microbiota-targeted diets modulate human immune statusCell.

Riassunto

Una dieta ricca di cibi fermentati aumenta la diversità del microbiota intestinale, riduce l’infiammazione e migliora la risposta immunitaria, secondo i ricercatori della School of Medicine della Stanford University. I risultati innovativi sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Cell.

Nella sperimentazione clinica, individui sani sono stati divisi in 2 gruppi, che hanno seguito per alcune settimane differenti diete:
– un gruppo ha seguito una dieta ricca di cibi e bevande fermentati
– un secondo gruppo ha seguito una dieta ricca di fibre.
La dieta con alimenti fermentati, che includeva kefir, latticini, kimchi, kombucha, verdure fermentate e bevande a base salamoia vegetale fermentata, ha portato a:

  • un aumento della diversità microbica complessiva, con effetti proporzionalmente maggiori all’aumentare della quantità di cibi fermentati consumata;
  • una riduzione dei marcatori legati all’infiammazione.

In particolare, la biodiversità del microbiota intestinale delle persone che seguivano una dieta ricca di alimenti fermentati, è significativamente aumentata nell’arco di sole 10 settimane. In parallelo, una dieta ricca di fibre non ha dato cambiamenti significativi.
Per quanto riguarda i marcatori legati allo stato d’infiammazione, grazie alla dieta ricca di alimenti fermentati, 19 marcatori hanno mostrato una diminuzione significativa. Gli autori pongono poi l’attenzione sul marcatore IL-6. Come descritto nell’articolo, IL-6 è un mediatore chiave dell’infiammazione cronica; è elevato in diverse condizioni infiammatorie croniche, come l’artrite reumatoide, il diabete di tipo 2 e lo stress cronico; ed è una metrica comunemente usata di infiammazione1.

I ricercatori della Stanford hanno scoperto che seguire una dieta ricca di alimenti fermentati, come sauerkraut e kimchi, aumenta la diversità dei microbiota intestinale, che è associata a una migliore salute migliore.

Dagli studi ecologici alla sperimentazione

Da molto tempo ormai si parla di alimenti fermentati e salute. Basta guardare l’andamento della produzione scientifica negli ultimi anni e come anche la medicina moderna si stia interessando all’argomento.

Andamento delle pubblicazioni scientifiche negli ultimi anni, usando le parole chiave “fermented food”

Eppure, fino ad oggi mancavano studi con l’approccio di quello del gruppo di Stanford. La maggior parte degli studi pubblicati si riferiscono a lavori in vitro, su cavie o hanno un approccio “ecologico”, ovvero studio la popolazione che ha delle particolari abitudini alimentari e vedo se c’è qualcosa di diverso in quella popolazione rispetto a una con abitudini diverse. Un esempio è il famoso studio che ipotizza un legame fra verdure fermentate e ridotta mortalità da covid-192 o uno studio pubblicato su Nutrients sulla popolazione Coreana, dove si rileva un miglior stato di salute del microbiota intestinale fra persone che mangiano verdure fermentate (nello specifico kimchi)3. Gli studi ecologici danno indicazioni importantissime per formulare delle ipotesi, ma le conclusioni possono essere significativamente influenzate da bias, ovvero fattori esterni che influenzano i risultati ma di cui non siamo consapevoli. Sempre su Nutrients, una review del 2019 4 sollevava proprio la lacuna di studi che invece mettessero alla prova sperimentalmente un’ipotesi.

Perché questo studio è così tanto importante e rivoluzionario?

Il lavoro su Cell qui citato invece ha proprio questo approccio. Prende un campione di popolazione e fa seguire un tipo di dieta solo a una parte dei soggetti e valuta i risultati confrontando i dati raccolti fra i due gruppi. In realtà in questo studio si confrontano due diete diverse, manca un terzo gruppo a cui non si fa seguire una dieta specifica. Uno studio più completo avrebbe avuto anche questo terzo gruppo, una sorta di “controllo”. Tuttavia anche il controllo avrebbe seguito una qualche sorta di dieta, quindi è una mancanza relativa in questo senso. Se fosse stato un problema serio non si sarebbe arrivati a pubblicare su questa rivista.

Questo è uno dei pochissimi, forse il primo (a mia conoscenza), studio sugli effetti di alimenti fermentati nella dieta, fatto con questo approccio su esseri umani.

Quale futuro per le diete?

L’integrazione del microbiota intestinale nella biologia umana suggerisce che la manipolazione dei microbi intestinali può essere un mezzo potente per controllare diversi aspetti della salute umana. Un libro divulgativo molto importante del Prof. Dietert “The Human Superorganism” del 2016 è in qualche modo un manifesto della nuova biologia umana per il grande pubblico. Le diete mirate al microbioma intestinale per migliorare, introdurre o eliminare funzionalità o taxa specifici potrebbero rivelarsi una potente strada per realizzare le promesse della medicina di precisione. Anche in assenza di manipolazione, il microbioma intestinale contiene caratteristiche che sono informative quando si prevedono risposte postprandiali specifiche dell’individuo a cibi specifici 5.

Una domanda chiave che si pongono i ricercatori della Stanford, è se esistono raccomandazioni alimentari ampie e non personalizzate che possono sfruttare le interazioni esistenti tra microbiota e ospite per migliorare la salute delle persone.

Lo studio su Cell sottolinea come le malattie croniche non trasmissibili (NCCD) sono in gran parte promosse dall’infiammazione cronica e i tassi stanno aumentando rapidamente con l’industrializzazione. Per coincidenza, anche i cambiamenti del microbiota intestinale con l’industrializzazione sono ben documentati. Ad esempio, è stata osservata una rapida “occidentalizzazione” del microbiota negli immigrati negli Stati Uniti, con perdita di funzioni microbiche e taxa accompagnata da indicatori di deterioramento della salute dell’ospite, aumento dell’IMC e aumento dei marcatori infiammatori tipici delle popolazioni industrializzate 6.

Nelle conclusioni lo studio evidenzia come ormai sia improrogabile l’ampliamento di studi sugli alimenti fermentati e la loro introduzione nell’alimentazione. Gli alimenti fermentati e il loro impatto sulla salute umana possono portare all’incorporazione di questi alimenti come componente chiave di una dieta sana in generale. Gli alimenti fermentati potrebbero essere una valida risorsa per il futuro, poiché forniscono una via per ridurre il deterioramento del microbiota e migliorare rapidamente la salute umana per evitare l’imminente crisi sanitaria globale legata alle NCCD 7, anche in funzione del fatto che i “componenti” della dieta, a differenza dei tipici prodotti farmaceutici, non richiedono l’approvazione normativa per l’uso nell’uomo!

C’è un’imminente crisi sanitaria legata alle NCCD

Integrare alimenti fermentati è la forma più veloce e semplice per migliorare lo stato del microbiota intestinale a moltissime patologie croniche collegate.

Kombucha aromatizzato
Kombucha di infusi diversi

I fermentati da fermentazione spontanea

Sembra quasi superfluo sottolinearlo, ma in questo studio si parla fra gli altri di: kombucha, verdure fermentate e kimchi che sono alimenti fermentati non pastorizzati ottenuti per fermentazione spontanea. La ricchezza di biodiversità che si ottiene grazie alla fermentazione spontanea, senza l’utilizzo di starter selezionati (spesso brevettati), è alla base di questi risultati. La fermentazione spontanea è l’unica che possa garantire un livello di ricchezza di ceppi microbici tali da arricchire poi il nostro ecosistema interno, ovvero il microbiota intestinale. Se vuoi approfondire le differenze fra alimenti fermentati e probiotici leggi questo articolo, clicca QUI, e se vuoi approfondire la definizione di fermentazione spontanea leggi questo articolo specifico, clicca QUI.

Ad esempio produrre una bevanda fermentata come kombucha utilizzando degli starter selezionati, quindi senza l’uso di SCOBY naturali, e/o pastorizzarli è contrario a qualunque principio dietro a questa rivoluzione che tocca ambiti della salute, medicina e società.

Gli alimenti fermentati NON devono essere prodotti con starter selezionati

Esiste un ampio mondo relativo all’uso di ceppi selezionati e probiotici che vengono utilizzati in maniera efficace in particolari condizioni e patologie, tuttavia, l’implementazione di alimenti fermentati per fermentazione spontanea e non pastorizzati, sembra essere la strada vincente come forma di prevenzione.

Bibliografia

  1. Tanaka, T., Narazaki, M., & Kishimoto, T. (2014). IL-6 in inflammation, immunity, and disease. Cold Spring Harbor perspectives in biology6(10), a016295.
  2. Bousquet, J., Anto, J. M., Czarlewski, W., Haahtela, T., Fonseca, S. C., Iaccarino, G., … & Constantinidis, J. (2021). Cabbage and fermented vegetables: From death rate heterogeneity in countries to candidates for mitigation strategies of severe COVID‐19. Allergy76(3), 735-750.
  3. Noh, H., Jang, H. H., Kim, G., Zouiouich, S., Cho, S. Y., Kim, H. J., … & Freisling, H. (2021). Taxonomic composition and diversity of the gut microbiota in relation to habitual dietary intake in Korean adults. Nutrients13(2), 366.
  4. Dimidi, E., Cox, S. R., Rossi, M., & Whelan, K. (2019). Fermented foods: definitions and characteristics, impact on the gut microbiota and effects on gastrointestinal health and disease. Nutrients11(8), 1806.
  5. Zeevi, D., Korem, T., Zmora, N., Israeli, D., Rothschild, D., Weinberger, A., … & Segal, E. (2015). Personalized nutrition by prediction of glycemic responses. Cell163(5), 1079-1094.
  6. Vangay, P., Johnson, A. J., Ward, T. L., Al-Ghalith, G. A., Shields-Cutler, R. R., Hillmann, B. M., … & Knights, D. (2018). US immigration westernizes the human gut microbiome. Cell175(4), 962-972.
  7. GBD 2015 Mortality and Causes of Death Collaborators, 2016