Il costante invecchiamento della popolazione italiana (e del mondo occidentale in generale) sta spingendo sempre di più le aziende e la ricerca in generale, a sviluppare soluzioni per un invecchiamento in salute. Vivere più a lungo e anche meglio.
Sull’onda di questo forte trend salutistico-commerciale, si sta guardando moltissimo alla relazione fra indici di salute e particolari regimi alimentari.

In linea con questo, è stato recentemente pubblicato (31/12/2024) un articolo scientifico dal titolo “Association of dietary live microbe intake with all-cause and cardiovascular mortality in an older population: Evidence from NHANES 2003-2018“, ovvero una correlazione fra una dieta ricca di microrganismi vivi e una ridotta mortalità.

Fermenti (microrganismi) vivi

Fra le tante diete, sicuramente quella che include alimenti ricchi di fermenti (microrganismi) vivi, come gli alimenti fermentati, è uno degli argomenti più di tendenza in ogni campo.
Infatti, i microrganismi vivi, come batteri e lieviti benefici, sono presenti in alimenti fermentati (kefir, crauti e kombucha), ma anche in molti vegetali crudi e la loro quantità e qualità dipende fortemente dal modo in cui le verdure sono state coltivate. Essi contribuiscono al mantenimento dell’equilibrio del microbiota intestinale, migliorando digestione, immunità e metabolismo. La loro assunzione regolare può aumentare la biodiversità microbica intestinale, come descritto in un famosissimo articolo di cui ho parlato QUI, riducendo infiammazioni croniche e il rischio di malattie associate, favorendo così la salute generale e la longevità.
Non tutti gli alimenti fermentati contengono alimenti vivi, poiché dipende fortemente da come sono stati trattati successivamente alla fermentazione. Per preservare la vitalità di un alimento fermentato, è indispensabile che questo NON sia pastorizzato. Ho parlato della definizione di alimenti fermentati e varie categorie QUI.

Anche le verdure non fermentate possono contenere una piccola quantità di microrganismi vivi, ma dipende fortemente dall’ambiente in cui sono coltivate.

Il microbiota e l’invecchiamento

Il microbiota intestinale è un ecosistema complesso che svolge un ruolo cruciale nella regolazione del metabolismo e del sistema immunitario. Durante l’invecchiamento, si verificano cambiamenti significativi nella sua composizione e diversità, spesso con una riduzione della popolazione microbica benefica e un aumento dei microrganismi potenzialmente dannosi. Questo fenomeno, noto come disbiosi, è associato a una maggiore vulnerabilità a condizioni croniche come malattie cardiovascolari, diabete e disturbi neurodegenerativi .
Uno dei fattori chiave legati all’invecchiamento è l’inflammaging, un’infiammazione cronica di basso grado caratteristica nell’invecchiamento, dovuta all’attivazione persistente del sistema immunitario. L’inflammaging è influenzata anche dalla ridotta diversità del microbiota negli anziani, che compromette l’immunoregolazione e aumenta il rischio di patologie infiammatorie .

Studi recenti hanno evidenziato che una dieta ricca di microrganismi vivi, come quelli presenti in alimenti fermentati, può contrastare l’inflammaging. Questi microrganismi non solo ripristinano la diversità microbica, ma producono anche metaboliti utili, come acidi grassi a catena corta, che modulano l’infiammazione e migliorano la salute metabolica.
Inoltre, l’età avanzata è caratterizzata da una diminuzione della presenza di batteri benefici come i Bacteroidetes e da un aumento dei Firmicutes, un cambiamento associato a un maggiore rischio di malattie metaboliche. Interventi alimentari mirati possono supportare il ripristino di un microbiota equilibrato, riducendo le conseguenze negative dell’invecchiamento sul sistema immunitario e metabolico .

In sintesi, il mantenimento di un microbiota sano attraverso la dieta rappresenta una strategia promettente per affrontare le sfide legate all’invecchiamento, migliorando non solo la qualità della vita, ma anche la longevità.

Mangiare alimenti fermentati “vivi” rappresenta una strategia promettente per un invecchiamento in salute

Studio NHANES 2003–2018 e relazione dose-risposta

L’articolo in questione ha sfruttato i dati del NHANES (National Health and Nutrition Examination Survey) che è un’indagine rappresentativa a livello nazionale che raccoglie dati sulla salute e sull’alimentazione della popolazione statunitense. Tra il 2003 e il 2018, sono stati analizzati i dati di 7882 individui sopra i 60 anni per studiare l’associazione tra l’assunzione di microrganismi vivi nella dieta e la mortalità.

I livelli di assunzione di microrganismi vivi sono stati determinati utilizzando i dati di richiamo dietetico delle 24 ore. Gli alimenti sono stati classificati in base al loro contenuto microbico stimato (CFU/g), secondo criteri definiti da uno studio dal titolo “A classification system for defining and estimating dietary intake of live microbes in US adults and children“.
Le categorie di assunzione erano:

  • Basso contenuto microbico: meno di 10⁴ CFU/g.
  • Medio contenuto microbico: tra 10⁴ e 10⁷ CFU/g.
  • Alto contenuto microbico: oltre 10⁷ CFU/g.

Le fonti principali di microrganismi vivi includevano alimenti fermentati e verdure crude non trattate. I partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi (basso, medio, alto consumo) in base alla quantità totale di cibi appartenenti alle categorie medio e alto contenuto (definiti come “MedHi”).

I risultati hanno mostrato che un maggiore consumo di microrganismi vivi è associato a una significativa riduzione della mortalità. In particolare, chi rientrava nel gruppo “alto consumo” ha sperimentato:

  • Una riduzione del 18% della mortalità per tutte le cause.
  • Una riduzione del 23% della mortalità cardiovascolare.

 

mortalità e fermentati
Da Zheng et al. 2024, i tassi di mortalità si riducono in funzione della quantità di alimenti ricchi di microrganismi

Tuttavia, l’analisi dose-risposta ha evidenziato un effetto non lineare: l’assunzione di alimenti MedHi ha mostrato benefici fino a una soglia, oltre la quale l’effetto protettivo si attenuava. Questo sottolinea l’importanza di una dieta equilibrata, in cui un livello ottimale di microrganismi vivi può massimizzare i benefici per la salute, riducendo il rischio di mortalità negli anziani.

Chi mangia alimenti ricchi di microrganismi, vive più a lungo

Quali alimenti ricchi di microrganismi?

Dallo studio emerge anche quali sono le migliori fonti alimentari di microrganismi vivi.
Gli alimenti sono una fonte primaria di microrganismi vivi e, secondo lo studio NHANES 2003–2018, includono, kefir, verdure crude non lavate e cibi fermentati come crauti e kimchi. Questi cibi forniscono microrganismi benefici in quantità elevate (oltre 10⁷ CFU/g per le categorie più ricche), insieme a nutrienti essenziali come fibre, vitamine e minerali, che supportano la crescita e la diversità del microbiota intestinale.

Kimchi, crauti e verdure fermentate in generale, sono un’ottima fonte di microrganismi vivi.

Nello studio viene sottolineato come l’assunzione di microrganismi da fonti alimentari è significativamente associata alla riduzione della mortalità, mentre i probiotici e prebiotici non alimentari non hanno mostrato benefici comparabili.
La combinazione di nutrienti e microrganismi rende gli alimenti una scelta superiore, enfatizzando l’importanza di una dieta equilibrata rispetto all’uso isolato di integratori, che invece hanno un ruolo cruciale in contesti di cura e interventi mirati.

In conclusione, lo studio evidenzia che una dieta ricca di microrganismi vivi, provenienti da alimenti fermentati e naturali, è associata a una significativa riduzione della mortalità, specialmente per cause cardiovascolari. Questi risultati sottolineano l’importanza di promuovere strategie nutrizionali che includano cibi ricchi di microrganismi vivi come parte integrante delle politiche di salute pubblica. Integrare questi alimenti nella dieta non solo migliora la diversità e la funzionalità del microbiota intestinale, ma rappresenta anche un approccio accessibile e sostenibile per la prevenzione di malattie croniche e il miglioramento della longevità. In questo contesto, rispetto agli integratori, le fonti alimentari naturali offrono vantaggi superiori, grazie alla combinazione di nutrienti e microrganismi vivi che agiscono sinergicamente per ottimizzare la salute.

In un contesto di crescente invecchiamento della popolazione, educare i cittadini sull’importanza di una dieta equilibrata e favorire l’accesso a cibi ricchi di microrganismi vivi è fondamentale per ridurre il carico delle malattie croniche e migliorare la qualità della vita a lungo termine.